DENIS RIVA E GLI IDOLI PEDEMONTANI. LA MOSTRA A VILLA BRANDOLINI

Dal 9 maggio al 5 luglio si è tenuta, presso Villa Brandolini a Pieve di Soligo (TV), la mostra personale di Denis Riva, Idoli Pedemontani, a cura di Leonardo Regano promossa da Agalma associazione italiana, con il contributo della Città di Pieve di Soligo.

Photo credit: Comune di Pieve di Soligo

L'esposizione ha raccolto circa un centinaio di opere, caratterizzate dall'impiego di tecniche eterogenee e dal recupero di materiali di scarto.

Il nucleo centrale della mostra si è sviluppato attorno alla serie dei dieci Idoli Pedemontani: grandi tele che riportano i nomi di alcune località del Trevigiano. Tuttavia, Denis Riva non li riporta fedelmente, ma compie quella che il curatore Leonardo Regano definisce una «violenza fonetica». Così San Boldo diventa Boldus, Brandolini si trasforma in Bandhi, Fiadora in Fiadd e Follina in Foll. Nello stesso ambiente sono state allestite le teste canine di Guardania, che si rivolgono verso le grandi tele degli Idoli Pedemontani instaurando un dialogo tra le due serie.

Photo credit: Artribune

In un'altra sala, irradiata dalla luce naturale, sono stati presentati numerosi lavori su carta realizzati con la tecnica del acquarello o della gouache. Infine, il percorso espositivo comprende anche il Polittico dei Giorni immobili, un progetto nato durante i mesi del lockdown del 2020.

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Denis Riva (Cento, 1979), detto Deriva, è un artista che sperimenta diverse tecniche artistiche, spaziando dalla pittura al disegno, dalla scultura fino ad approdare all'installazione. La natura è per lui una compagna fedele da sempre. La prima parte della sua vita l’ha trascorsa nel Ganzamonio, descritto dallo stesso artista come «quel triangolo bermudale emiliano di cui il mio immaginario si è nutrito sin dall'infanzia». Si tratta di uno spazio concettuale che comprende Bologna, Ferrara e Modena.

Nel 2012 Denis Riva si trasferisce a Follina, un piccolo comune collinare in provincia di Treviso, appartenente al club dei Borghi più belli d'Italia. Qui trova la propria dimensione: ritmi lenti, una routine rassicurante e un costante rapporto con il mondo animale e vegetale. Lo stesso artista afferma di sentirsi come un pittore del Novecento che «ogni mattina esce di casa, va nel bosco attraverso un sentiero vicino […] parla con i cani, osserva le piante, resta in silenzio, raggiunge lo studio a piedi attraversando il paese». Il contatto ravvicinato con la natura lo immerge in un tempo ciclico, che si oppone con forza alla frenesia della contemporaneità, dalla quale l'artista cerca di rifuggire.

Photo credit: Thomas Possamai. Fonte: Instagram @derivadr